Archive for the ‘it’ Category

un momento in bagno

Wednesday, February 22nd, 2012

- Mi accompagni in bagno un momento?

- Perché mai?

- Perché no? Le donne lo fanno sempre.

- Sì, ma siamo uomini.

- E allora? Che male c’è? Vieni, dai.

- Ma che cosa fanno le donne poi in bagno insieme?

- Che ne so, magari si strappano le vesti, fanno a pugni e poi tornano vestite come se niente fosse.

- Me se si strappavano le vesti non potevano riapparire vestite come prima, sarebbero pieni di strappi quei vestiti.

- Hai mai visto una donna? Non sono come noi, sono bravissime nel vestirsi. Non so come fanno, però per loro non c’è niente di impossibile in questo campo.

- Allora che andiamo a fare in bagno?

- Non lo so. Se lo fanno le donne qualcosa da fare dev’esserci.

- E se non c’è?

- Non fare il disfattista.

i luoghi comuni sono un male?

Tuesday, February 21st, 2012

Eh già, una domanda ingenua che presuppone una risposta semplice che non esiste, me ne rendo conto. Però, in che senso la pongo?

È già un luogo comune in sé che i luoghi comuni siano dannosi perché raggruppano delle persone, ognuno con i suoi particolari individuali, in un’unica categoria assegnandole delle caratteristiche che dovrebbero in qualche modo valere per tutti quanti.

Spesso si tratta di opinioni critiche, ma se non fosse così?

Tempo fa ho conosciuto un tizio di provenienza turca, il quale però ha vissuto in Olanda per una vita. E poi, a un certo punto, si convinse che veramente vorrebbe andare in Norvegia, la cui gente sarebbe così simpatica ed accogliente. Non dico che non sia vero che gli olandesi possano essere un po’ freddi (è questo che disse lui), però l’idea che in Norvegia queste cose stiano molto meglio un po’ mi stupì. Ci vissi a lungo e ho sempre sentito dire dagli immigrati che i norvegesi sono gentili ed accoglienti sì, ma che sia una gentilezza molto superficiale, nel senso che appena tu cerchi di stringere amicizie vere si tirino indietro. Siccome non sono stato immigrato in Norvegia non sono in grado di esprimermi sulla questione, però so che è un luogo comune molto diffuso.

Oppure prendiamo il caso mio. Bene, io mi sento stimolato a studiare l’italiano, il francese, magari anche lo spagnolo. Come mai? In buona parte perché ho un’impressione positiva di questi popoli. Sono incuriosito da varie culture, non soltanto da quelle lì, però da quelle più che dalle altre. È sempre vero che non ho mai vissuto in questi posti, li ho visti da turista, e può darsi che ne avrò visto solo il lato migliore o almeno un insieme di aspetti per lo più buoni.

Allora, dove si va a finire? Tutto questo vuol dire che quel signore è illuso, che sono illuso anch’io? Che magari pur essendo stato a lungo in un posto da me ritenuto molto interessante avrei scoperto poi che in realtà non ci si sta tanto bene quanto mi era sembrato? Non vorrei escluderlo, penso che la realtà va affrontata così com’è.

Però nell’ipotesi che io non venga realmente a vivere in questi paesi è un bene o un male che io abbia queste impressioni, possibilmente false? Sarà un bene o un male che quel signore, anche se non si sente tanto felice nel posto in cui vive, pensa di conoscere un posto dove starebbe meglio?

Si tratta di credenze che non possiamo facilmente verificare, ma che purtuttavia agiscono su di noi. Sono luoghi comuni, certo, ma se ci danno una spinta in più per percepire la vita in modo più allegro?

nevicata all’olandese

Thursday, February 16th, 2012

Avendo vissuto in Norvegia per vent’anni, l’inverno qui in Olanda ovviamente non mi fa una grande impressione. Il clima da queste parti è molto costante, non ci sono grandi balzi. Le maggiori città sono vicino alla costa, quindi al massimo ci sono -5 gradi d’inverno. E la neve non si vede quasi mai.

Però, ogni tanto la neve arriva eccome, cogliendo il paese di sorpresa. Due anni fa di neve non ce n’era, ma proprio nel giorno in cui dovevo mettermi in viaggio ne caddero 30 centimetri in poche ore e così dovettero fermare tutti i treni in partenza da Utrecht per ore, creando una grande confusione. A malapena riuscii ad arrivare in tempo per prendere l’aereo.

Una nevicata così capita una volta all’anno. Il quattro febbraio è accaduto di nuovo. Ero in ufficio ad Amsterdam, essendo arrivatovi la mattina senza alcun impedimento. Poi, nel corso della giornata, ha cominciato improvvisamente a nevicare e il pomeriggio ormai ce n’era tanta di neve da fermare i mezzi. Quando giunsi alla stazione c’erano pochissimi treni in partenza e nessuno diretto al sud. Quindi una fila così per il banco informazioni, ma in questi momenti i poveri impiegati dei servizi ne sanno poco più di noi. “Per ora non ne sappiamo niente.” “Ci sono autobus almeno?” “Non lo so.” E così via.

Poco dopo arriva un annuncio dall’altoparlante: “il treno internazionale per Bruxelles, con più di un’ora di ritardo, parte tra poco dal binario quindici”. Meno male. Ci vollero quasi due ore per i soliti quaranta minuti, ma infine arrivammo all’Aia che mi parve la città più bella al mondo in quel momento.

il perfezionismo è cosa buona?

Wednesday, February 15th, 2012

Avendo spiegato che cosa si intenda per perfezionismo in un post precedente, resta da stabilire se sia cosa buona o meno.

Per quanto mi ricordi sono sempre stato convinto che il perfezionismo sia un atteggiamento, non dico innato, ma sicuramente instauratosi molto presto nella vita di un individuo. Mi riferisco naturalmente alle esperienze familiari nelle quali i genitori lasciano intendere momento per momento quali azioni considerino meritevoli e quali no, e poi quanto ci voglia per giungere a questo livello per il quale il nostro comportamento sarà giudicato favorevolmente.

Pertanto non mi sono veramente avventurato nel riflettere su quanto il perfezionismo sia buono o meno. Mi definivo perfezionista e basta (o per meglio dire, mi è stato detto che lo sono e l’ho preso per buono), senza intravedere una possibilità di cambiamento. Forse è per questo che mi sono convinto che fosse buona cosa. Dopotutto la cosa nota ci pare spesso quella giusta, è un fatto psicologico.

Poi sono avvenuti due fatti.

Per primo ho letto un libro in cui si parlava moltissimo di questa famosa legge 80/20, cioè il principio di Pareto. Ovviamente conosciamo tutti questo principio, cioè in molti campi della vita c’è un percorso da 20% dello sforzo che ci può far guadagnare l’80% del bene. Ma l’idea più importante del libro era un’altra, cioè: sii efficiente perché non riesci a fare tutto, ci sono troppe cose da fare.

Questo pensiero mi ha colto di sorpresa. Detto in modo generale è ovvio: non puoi fare sia il banchiere sia l’astronauta sia il chirurgo ecc., il tempo nella vita non basta. Però bisogna applicare questa regola nel modo più assoluto.

Mettiamo che devi pulire il bagno. Che fai? Potresti fare un elenco di tutti i compiti che bisogna svolgere per arrivare a questo scopo, però non ce la farai. Facendo un esame molto attento ti accorgerai che i compiti sono troppi. Bisognerebbe pulire il pavimento, il lavandino con lo specchio e la vasca, ma questo è solo l’inizio. Se ti guardi intorno più attentamente vedrai che bisogna pulire altro: la finestra non è stata lavata da tempo, la credenza con tutti i prodotti igienici sta prendendo polvere (bisogna svuotarla prima però), le pareti iniziano a scolorirsi (specialmente intorno alla vasca), e c’è perfino qualche ragnatela al soffitto. E più roba hai nel bagno più compiti ci saranno. Può darsi che tu riesca a pulire tutto questo qualche volta all’anno, ma certamente non lo fai ogni settimana allo scopo di “avere sempre un bagno pulito”. Ce ne sono altre poi di stanze da pulire, no?

Bene, è questo che intendo per “troppe cose da fare”. Esaminando qualsiasi proggetto o compito riscontrerai la stessa cosa, quindi bisogna sempre scegliere, bisogna sempre stabilire gli aspetti più importanti. Ed è questa la consapevolezza che finora mi sfuggiva.

Il secondo fatto è stato veder agire una persona cosiddetta perfezionista anch’essa. Mi ha un po’ stupito vedere che, sebbene svolgesse i suoi compiti in modo molto attento ai particolari, non erano i particolari importanti. Cioè sarebbe un po’ come insistere nell’avere la spugna adatta per pulire il lavandino, perdendo un sacco di tempo cercandola o aggiustandola, invece di pulirlo con una qualsiasi spugna disponibile.

Non ho mai pensato di agire così, ma questo mi ha fatto domandarmi se per caso non sia vero anche nel mio caso.

Oggigiorno ritengo il perfezionismo un difetto più che una virtù. Sono sempre abbastanza convinto che talvolta ci spinge a fare delle cose meglio di come le avremmo fatte senza questo impeto. Tuttavia ci fa spesso perdere tempo in imprese inutili.

un fastidio

Monday, February 13th, 2012

- Commissariato di Polizia, parla il commissario.

- Qui il Benedetto.

- Ah, Santità, che piacere sentirla. Come sta? Tutto bene nella Sede?

- Avrei un favore da chiederle.

- Certo, dica pure.

- In realtà è un fastidio che lei potrebbe togliermi. Però mi raccomando: che resti tra noi, capito?

- Si capisce, mi spieghi la vicenda.

- È che qualche giorno fa andavo al cinema con degli amici. Quello in via Pio IV, lo conosce? Ci fanno accomodare la mattina prima di aprire le porte al pubblico. Bene, stava guidando Bagnasco, che è un imbecille, ma semmai ci avessero beccati a correre faceva comodo uno con il passaporto italiano. Ecco, davano il Signore degli Agnelli, e io non avrei potuto assolutamente perdermelo, perciò dissi a Bagnasco di fare in tempo che lui non sa proprio guidare. Ce l’abbiamo fatta, ma abbiamo dovuto trovare un parcheggio in fretta.

- È stato multato?

- Sì, la Audi è mia. La tengo da tempo poiché una targa tedesca a Roma non fa insospettare nessuno.

- Ho capito. E adesso vuole ch’io faccia sparire la multa?

- Direi di sì.

- E perché?

- Vede, se devo presentarmi io stesso al commissariato faccio brutta figura. Poi devo fare la fila al bancomat per farmi dare degli euro che di solito non devo mai pagare niente.

- Potrebbe travestirsi.

- Ma che scemo. A travestirmi lo faccio tutti i giorni, non le risulta che non potrei ingannare più nessuno?

- Allora si vesta soltanto.

- Come il papa nel film di Moretti?

- Esatto.

- Niente male, devo ammetterlo che lei un cervello proprio ce l’ha.

- Piacere mio.